Ultimo aggiornamento
16/09/2010
IL FLEHMEN
Il Flehmen proviene
dalla parola tedesca che significa " incurvare il labbro " è il movimento di
arricciamento all'indietro del labbro superiore, ( in uso anche ad ungulati
e felini ) che permette di intrappolare nel naso gli odori, ed esaminare le
tracce di feromoni lasciati dai suoi simili. Tenendo la testa in alto ed il
labbro in questa posizione, chiude temporaneamente l'olfatto e
trattiene la sostanza odorosa al suo interno. Questo comportamento è
utilizzato molto dagli stalloni, quando nei dintorni ci sono delle femmine
in calore. Questo comportamento può essere usato anche come
reazione nei confronti di odori " pungenti " ad esempio fumo e vernice. (
sotto esempio di Flemhen da parte di uno stallone frisone )

Crini di cavallo
Fra il 1500 ed il 1600 comparve in
Europa la mania dei NEI finti.
Nelle donne si espandeva la fantasia
sulle forme e sulle dimensioni, fra le tante ebbe successo un neo che
riproduceva una carrozza trainata da cavalli. Sempre nel 600 e sempre in
Europa arrivarono di moda le parrucche ( tale moda durò fino alla fine
della rivoluzione Francese ) tali parrucche richiedevano ( in Francia )
una enorme quantità di crini di cavallo, ed in particolar modo
d'importazione, perché ritenuti di una migliore qualità. Tale voce ebbe
un peso nel bilancio statale tanto da " preoccupare " il Re, che con
dei decreti restrittivi dovette intervenire, perché ormai il tutto si
era trasformato in una "follia" collettiva.
Sensitivo
Nel 810 Carlo Magno si preparava per
partire per Aquisgrana, avendo avuto la notizia che il figlio Pipino,
allora Re d'Italia era morto improvvisamente a 37 anni. All'improvviso
un oggetto luminoso attraversò il celo, il cavallo dell'imperatore, un
cavallo MOLTO affidabile cominciò a scalciare violentemente, tanto da
disarcionare Carlo, anche se era un ottimo cavaliere.
Cadendo Carlo riportò qualche
contusione, ma ebbe l'impressione di un negativo presagio. Così accadde,
perché nell'arco di pochi mesi, morirono altri tre dei suoi figli,
ancora molto giovani, compreso L'erede al trono Carlo II, e nello stesso
tempo morì anche una sua sorella monaca. Anche Carlo fu influenzato dal
presagio negativo, e nel 814 morì in una solitaria battuta di caccia,
cadendo nuovamente da cavallo.
Cavalli nella Storia
Nella " Storia Naturale " opera scritta
dallo storico romano Plinio, si trovano molte informazioni in materia
equina, anche se certe "notizie" risultano un po’ bizzarre. Sarmati,
dovendo percorrere un lungo cammino, facevano digiunare i loro cavalli,
dispensando loro anche pochissima acqua, così facendo si pensava che i (
poveri ) cavalli potessero percorrere al galoppo e senza nessuna sosta,
fino a 150 miglia filate.Gli Sciti, nel campo bellico, preferivano le
cavalle, perché erano in grado di "orinare" senza smettere di
correre.
( Gli Sciiti come i Sarmati, fanno parte
della famiglia etnica iranofona, abitavano le steppe lungo il Volga,leregioni
pedemontane degli Urali Meridionali e la steppa del Kazakhstan
occidentale ). La cavalleria dei Sibariti, si muoveva sempre
accompagnata dal suono di strumenti musicali, una specie di danza,
perché i cavalli "danzanti" erano portatori di allegria durante le feste
di quel popolo.
Cavallo da caccia
Agli inizi del 1900, a sud di Roma nelle
vicine paludi, era entrato in uso " l' accavallatore " un cavallo
addestrato in una maniera particolare per la caccia, il cavallo era
libero di pascolare nelle paludi, dove non c'erano ripari
del tutto naturali, ma serviva
soprattutto a "nascondere " il proprio padrone cacciatore, questi
aspettava il momento propizio con la doppietta, dietro al cavallo, così
gli stormi di uccelli o altri piccoli animali si potevano avvicinare il
più possibile, essendo "l'odore" dell'uomo occultato da quello del
cavallo, per poter a loro sparare a colpo sicuro.
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LA STORIA DEL CAVALLO

Antenato del cavallo vissuto 50 milioni di anni fa
Origine ed Evoluzione
Il primo antenato del cavallo è " L' EOHIPPUS " un
animale della taglia della volpe o di un cagnolino, ed aveva quattro
dita al posto dello zoccolo. Dopo una lunga serie di tappe evolutive e
di una lenta lenta evoluzione, l'eohippus è diventato l'equide delle
pitture rupestri. La parola equide comprende tutta la specie della
famiglia del cavallo " equus caballus " che comprende gli asini " equus
hemionus " e le zebre " equus zebra ". Nel corso dei millenni ,i membri
della famiglia della specie " equus caballus " si evolsero in forme
differenti, secondo le regioni e i diversi climi in cui si trovarono a
vivere, l'evoluzione del cavallo ha subito l'influsso dell'ambiente come
nell'uomo.
Domesticazione da parte
dell'uomo
Nel corso dei millenni, il cavallo selvatico fu
inizialmente una delle prede dei cacciatori, non si sa con esattezza ove
il cavallo selvatico sia stato reso domestico per la prima volta. Poiché
si ritiene che la specie sia originaria del Nord Europa e dell'Asia
centrale,probabilmente furono le tribù di quelle regioni che iniziarono
la sua domesticazione. Una delle più antiche pitture che testimoniano
questo fatto è stata scoperta nella tomba di " HOREMHEB " ché regnò
sull'Egitto intorno al 1300 A.C.
Il cavallo e le antiche
civiltà
Dopo la domesticazione ed essere riusciti a montalo,per
l'uomo si aprirono nuovi orizzonti, gli spostamenti diventarono sempre
più rapidi dando una supremazia psicologica ai popoli che ancora si
spostavano a piedi. E' certo che per molto tempo il cavallo fu
"compagno" dell'uomo piuttosto che servitore. In guerra la cattura di
buoni cavalli era di pari passo quanto catturare prigionieri, sempre per
mezzo delle guerre si ebbero incroci trà diversi tipi di cavalli, i
vincitori non solo portarono nella propria patria i migliori cavalli, ma
lasciarono alcuni dei loro in libertà nelle terre conquistate.
Cominciarono così a diffondersi e a svilupparsi diverse razze di
cavalli.
Inizio dell' equitazione
I primi cavalieri " degni " di questo nome furono i
Persiani, seguiti dagli Sciti, dagli Assiri e poi dai Greci, sembra che
proprio i Greci furono i primi ad interessarsi seriamente al modo di
montare ed addestrare i cavalli. Senofonte ( vissuto nel 365 a.c. )
elenca una serie di principi attualmente ancora validi ai nostri tempi.
I cavalieri erano comunque svantagiati, perché cono scevano già morso e
briglie però non avevano nessuna conoscenza della sella, a differenza
dei soldati nubiani dell'Alto Nilo che furono i primi a montare con la
sella. Questo facilitò molto il cambattimento a cavallo dando un buon
punto d'appoggio al cavaliere. Le staffe furono " inventare " ben più
tardi dagli Unni della Mongolia nel 4° secolo D.C. La sella e le staffe
facilitò il cavalcare anche per la gente comune per le necessità di ogni
giorno, non solo in battaglia ma per spostarsi, per cacciare o per
recarsi in Pellegrinaggio. Così cominciarono a cavalcare anche le donne,
con una sola staffa sedendo di fianco " all'amazzone " segliendo sempre
cavalli molto tranquilli. A Roma nel I° secolo D.C. le corse dei cocchi
diventarono uno sport sempre molto seguito anche dal popolo.
Probabilmente fu il primo vero spettacolo equestre.
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IL CAVALLO, UN AMICO
L'uomo da secoli ha dei rapporti con
molti animali, cani e gatti abitano spesso nelle nostre case, siamo
tanto abituati ad averli attorno che senza accorgercene studiamo il loro
comportamento.
Per il cavallo questo è ben diverso, è
troppo grande e grosso per poter "abitare" con noi, il cavallo ha
bisogno del suo spazio, ben recintato, altrimenti il suo spostamento non
avrebbe confini.
La maggior parte degli esseri umani lo
paragona ad un animale "domestico", in fondo è sempre un animale da
compagnia, che ci fa godere la libertà nel nostro tempo libero : QUESTA
E' UNA COSA ERRATA: Il cane o il gatto ha un rapporto con noi di 24 ore
al giorno, per il cavallo è molto "saltuario" anche se ci rechiamo dal
nostro amico tutti i giorni. Per chi ha la " fortuna " di possedere un
cavallo, stategli il più vicino possibile, passate più tempo possibile
in sua compagnia, anche quando non viene montato, osservate il suo
comportamento, accarezzatelo, parlategli mantenetelo pulito e
strigliato, in maniera che lui possa conoscervi meglio e creare un buon
affiatamento, cercare di capire i suoi stati d' animo, riuscire ad "
entrare " nella sua testa per creare una buona sintonia, con il passare
del tempo, si riuscirà a " capirsi " molto meglio.
Soffermiamoci a pensare alla vita di
quello che noi chiamiamo " amico " la maggior parte passa sicuramente 20
ore a giorno rinchiuso in un BOX di tre metri per tre ( i fortunati
hanno box quattro x quattro ) questa se noi ci pensiamo è la peggior
tortura per un cavallo, che in natura è nato libero di correre e
galoppare, spostandosi continuamente, certi cavalli " scoppiano "
creandosi dei tic che per noi sono solo una noia, cercando di farglieli
passare, cerchiamo di aiutare i nostri amici standogli vicino, diamogli
nel limite delle nostre possibilità, più libertà possibile, e lui ci
ricambierà, facendoci vedere come può essere sensibile, affettuoso ed
intelligente, a differenza del cane e del gatto che si sono"adattati"
all'uomo, per il cavallo deve essere l'opposto,siamo noi esseri umani
che dovremmo adattarci alla sua natura di essere cavallo, riuscire a
comprendere i suoi pensieri e le sue necessità.
State vicino al vostro " amico " e
vedrete che lui vi ricambierà, perché sarà sempre un amico leale e
sincero.

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Il cavallo e la
civiltà
Se il cavallo non fosse esistito, sicuramente la civiltà
si sarebbe evoluta in modo diverso. Questo nobile animale ha influenzato
i destini dell'umanità nel corso dei secoli. Fin dagli albori della
storia,quando l'uomo capì che il cavallo, non serviva solo per sfamarsi,
lo trasformò in ambito pregio. Il cavallo divenne subito un mezzo di
trasporto, strumento di lavoro e macchina da guerra Favorì migrazioni e
conquiste. Determinò destini e vicende umane.
Ispirò anche pittori e scultori, poeti e musicisti. Nella
Mitologia si fuse con l'uomo, dando origine ai centauri. Si dotò di ali
come l'ippogrifo.
Nella realtà si adattò ad ogni clima ed ambiente,
radicandosi negli
usi e costumi dei popoli. Il cavallo ci trasmette ancora
ad oggi degli influssi sul nostro modo di vivere di parlare, di
vestirci, di pensare e sognare. Questi erano i tempi in cui uomo e
cavallo non potevano fare a meno uno dell'altro. L'uomo condizionò la
natura del suo amico quadrupede, creando diverse razze ognuna adatta ad
un preciso impiego. Razze da tiro, da soma, da sella, da corsa Il
cavallo influi sul MODUS VIVENDI del suo amico / padrone. Le macchine lo
hanno largamente soppiantato, eppure il cavallo, dopo
breve decadenza, è tornato in luce sull'uomo,
riaffermandosi come compagno sportivo e del tempo libero. Corre negli
Ippodromi, gareggia alle Olimpiadi, ripopola fattorie e campagne porta
turisti e appassionati a godere delle bellezze della natura dall'alto di
una sella. Proverbio inglese :
l'umanità si divide in due :
gli equestri da un lato e i nevrotici dall'altro.
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Bambini e cavalli
A non tutti i bambini piacciono i cavalli molti lo
temono, prima perché non lo conoscono secondo per la mole, altri ne sono
innamorati ancora prima di conoscerli quando lo incontrano,scatta una
magia, il bambino rimane estasiato dall'animale il cavallo non lo vede
come un predatore da cui scappare, ma come un cucciolo di un'altra
specie. Talvolta anche i cavalli più ombrosi,sono molto attenti e
delicati nel confronto dei piccoli, sono leggi " misteriose " della
natura. Il cavallo esercita un grande fascino sull'essere umano,
soprattutto nei più visionari e fantasiosi. I bambini sognano ad occhi
aperti, e una volta scattato l'amore per questo grande e sensibile
animale, tanto da poter divenire compagno di giochi. Appena le
"dimensioni" si sono rapportate frà bambino e cavallo
i bambini si affidano ai cavalli con totale fiducia,
perché non sarà mai tradita. I bambini saranno i nuovi campioni di
domani. Anche se noi ci riteniamo dei buoni cavalieri non avvaliamoci
della facoltà di improvvisarci istruttori dei nostri figli.
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La preghiera del
cavallo
Dammi da mangiare, dammi da bere, abbi
cura di me e quando ho finito il lavoro quotidiano
dammi un ricovero in una salubre stalla,
in un ampio box.
Parlami spesso, sostituisci la tua voce
alle redini, sii sempre con me e io ti servirò fedelmente
e ti amerò. Non dare strappi e non
tirare le redini, lascia la frusta quando la strada sale, non
battermi non maltrattarmi quando non ti
capisco, piuttosto dammi il tempo di comprenderti.
Non tenermi per disobbediente quando non
eseguo un tuo ordine, forse e la sella o il finimento
o la ferratura che non sono in ordine.
Esamina i miei denti quando non mangio,
forse ho un dente ammalato e tu lo sai quanto dolore
procura. Non legarmi troppo corto e non
tagliarmi la coda : essa è la mia unica arma contro
le mosche e le zanzare.
Ed infine mio amato padrone, quando io
non ti posso più essere utile, non lasciarmi affamato
od a gelare al freddo e non vendermi.
Non darmi ad un nuovo padrone che mi lasci morire
lentamente, martorizzandomi e mi faccia
morir di fame, ma sii buono, mio signore e padrone
preparandomi una rapida e
caritatevole morte ed il tuo DIO ti premierà sulla terra
e nell'aldilà.
Fammi ottenere ciò che la mia preghiera
invoca e non considerarmi irriverente se te lo chiedo
in nome di colui che è nato in una
stalla
AMEN
( trovato in Inghilterra sopra la
mangiatoia di un cavallo )

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Informazioni
Ecco come il
nostro amico Roberto ha insegnato alla sua cavalla
Jouke a
tollerare il peso in sella.
(La foto
non è molto nitida, appena possibile la modificheremo )
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Crini di Cavallo
Il crine di
coda e criniera di cavallo è tutt'ora utilizzato per le imbottiture di
materassi, non solo, esso proprio in quanto naturale, è tra i materiali
più costosi e pregiati utilizzati a questo scopo.
I materassi di
crine non trattengono l'umidità ed hanno un notevole ricambio d'aria, il
che giustifica anche proprietà antireumatiche.
( tratto dalla
agenda equestre " NEL VENTO " )
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Andature
Nelle diverse
andature del cavallo, possiamo definire le seguenti velocità indicative
:
passo
100-120 metri al minuto
trotto 200-220
metri al minuto
galoppo
300-400 metri al minuto
( tratto dalla
agenda equestre " NEL VENTO " )
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Cavallo
Etimologia
della parola " cavallo "
L'originario
termine latino più diffuso per indicare un cavallo era
" equus ". Il
termine " caballus " giunge dalla lingua popolare ed ha una valenza
leggermente peggiorativa, in quanto indicava il cavallo da lavoro,
per lo più castrato
( tratto dalla
agenda equestre " NEL VENTO " )
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Occhio del cavallo
L'occhio del
cavallo è uno dei più grandi del regno animale.
E' più grande
di quello dell'elefante e della balena, ed è 2 volte più grande di
quello umano. Il cavallo può vedere molto bene anche al buio, in
condizioni luminose per l'uomo insufficienti.
Il suo campo
visivo è di 340-360 gradi. Solo due cose non riesce a vedere,
immediatamente di fronte, e il proprio carpo.
ALTRE INDICAZIONI :
l'occhio è formato da dei fotorecettori, bastoncelli e
coni, i primi sono più sensibili alle basse intensità di luce, però per
questo il cervello produrrà solo immagini in bianco e nero. I coni
possiedono i pigmenti che rispondono a diverse lunghezze d'onda e perciò
a diversi colori. Ogni colore produce un unica combinazione di attività
fra i pigmenti,così il cervello ha la possibilità di riconoscere i
colori.
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Inghilterra
In Inghilterra,
terra di cavalli, è percorsa da da moltissimi passaggi, sentieri e stradine
chiamate " bridleways". I proprietari dei terreni percorsi da queste
stradine devono obbligatoriamente lasciarle libere per il transito dei
cavalli. Questi sentieri sono segnalati da cartelli riportanti un cavaliere
a cavallo.
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Ecco come si
presentava ai primi dell'800 un travaglio per un cavallo irrequieto, ha la
sembianza di una gabbia di tortura, sicuramente la povera bestia ne rimaneva
traumatizzata!!.
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